Allenamento mentale sport da combattimento: 5 passi pratici

Come si fa allenamento mentale negli sport da combattimento? Lavorando sullo stato da cui combatti, non solo sulla tecnica. Qui trovi cinque passi che uso con i fighter: chiarire obiettivo e intenzione, allenare la concentrazione, togliere il dubbio, lasciare andare la tecnica, accettare di poter perdere. Più un sesto, sulle emozioni.
Di preparazione mentale si parla sempre di più. Ma quanti sanno come farla sul serio? Faccio coaching da 20 anni e ho un solo interesse: vedere i miei atleti esprimersi sul ring come in palestra.
Perché serve l’allenamento mentale negli sport da combattimento
Corpo e mente sono legati stretti. Allenatori, atleti e commentatori dicono spesso che è la testa a fare il campione. La mia risposta è: sì.
Ti faccio un esempio fuori dal ring. Immagina di ricevere una brutta notizia, una multa pesante. E subito dopo di dedicarti a qualcosa che ami fare. Ci riesci con la stessa passione? No. Il corpo è lo stesso. È cambiato lo stato.
La mente è la centralina, il corpo è il motore. Se non sei nello stato emotivo giusto perdi spinta e passione. Ne risentono il corpo e, alla fine, la prestazione.
Eppure c’è ancora chi considera l’allenamento mentale una cosa da poco. Salvo poi arrabbiarsi quando il suo atleta è un campione in palestra e cade sul ring.
Per me è evidente. Se il problema è la mente, lavoro sulla mente. Non sulla corsa.
Per molti è ancora un tabù. Alcuni allenatori preferiscono sacrificare un talento piuttosto che far lavorare un professionista con i loro atleti. È una frase dura, ma è quello che vedo.
Preparazione mentale del fighter: cosa vuol dire
In ogni disciplina il risultato viene da tre cose insieme: abilità tecniche e tattiche, preparazione fisica, preparazione mentale.
Allenarsi mentalmente vuol dire fare, con regolarità, attività che migliorano la concentrazione e la collaborazione tra mente e corpo. Devono lavorare come una squadra.
Lo studio conta. Ma per fare la differenza serve esperienza vera sul campo. Io sul ring ci sono stato: ero l’atleta che in palestra rendeva a mille e in gara si bloccava.
I cinque passi dell’allenamento mentale per fighter
1. Distingui obiettivo e intenzione
L’obiettivo è razionale. L’intenzione è emotiva. Se pensi che basti fissare un buon obiettivo per vincere, ti faccio i miei auguri.
Tutti vogliono vincere. Non tutti ci riescono. Chiediti cosa ti fa vincere davvero: cosa ti dà spinta nel profondo, non a parole.
2. Allena concentrazione e connessione
La tua mente deve essere come un laser. Impara a escludere ogni distrazione. Per farlo ti servono competenze vere, non consigli presi al volo.
3. Togli il dubbio
Sii convinto di riuscire. Ferma il dialogo interno, quei pensieri che parlano senza sosta e ti consumano. Prendi in mano i tuoi pensieri e trova la tua sicurezza.
4. Dimenticati della tecnica
Se ti concentri solo sulla tecnica, perdi di vista tutto il resto. La tecnica l’hai già: sul ring deve uscire da sola.
Ti do un esercizio. Resta immobile davanti a un muro per almeno quindici minuti. Sembra niente. È un modo per avvicinarti allo stato di flusso.
5. Sii disposto a perdere
Non puoi vincere se non sei disposto a perdere. Sembra un paradosso, ma è così.
Se hai paura di perdere, quella paura ti limita e ti rende debole. Se dai meno peso al risultato, combatti più sciolto e rendi molto di più.
Il sesto passo dell’allenamento mentale: le emozioni
Lo metto a parte perché attraversa tutti gli altri.
Le emozioni influenzano la tua prestazione. Per questo devi imparare a riconoscerle e a usarle a tuo favore. Sviluppa consapevolezza emotiva. Impara a gestire lo stress e a restare lucido quando la pressione sale.
Attenzione: non si tratta di non provare niente. Si tratta di non farti governare.
Training mentale negli sport da combattimento: cosa succede se lo salti
Faccio questo lavoro da 20 anni e ho seguito 1.300 atleti, di ogni tipo. So cosa funziona e cosa no.
Se ti alleni duramente ma non sai usare il respiro, la mente conscia e quella inconscia, il copione è sempre lo stesso. Ti alleni come un matto e in gara resti senza fiato e senza lucidità.
Poi, se hai blocchi o condizionamenti di cui non sei consapevole, te li porti sul ring. E dopo la sconfitta dai la colpa a tutto quello che hai intorno.
Se vuoi risultati concreti ti serve un lavoro serio su di te, costruito sulle tue esigenze.
Dai cinque passi allo Stato di Flow
I cinque passi hanno una direzione comune. Portarti nello stato in cui non pensi: agisci.
Il Metodo Flow insegna ad attivare lo Stato di Flow a comando, attraverso respiro, istinto e inconscio.
- Riconosci cosa accade dentro di te quando sale la pressione: respiro, tensioni, pensieri, attenzione.
- Attiva lo stato, con il respiro, l’accesso all’istinto e i codici dell’inconscio.
- Applica quello stato sul ring.
Se ti stai ancora chiedendo se un lavoro di questo tipo faccia per te, leggi a cosa serve davvero il lavoro sulla mente negli sport da combattimento.
Il Metodo Flow è coaching, non psicoterapia, e non promette risultati certi.
Nel percorso che ho preparato per chi combatte questi passi diventano un programma completo, da seguire con ordine.
Preferisci un percorso seguito da me? Si parte dalla sessione conoscitiva gratuita: capiamo insieme dove cambia il tuo stato, poi valutiamo se e quale percorso è adatto a te.
Emanuele Zanella
Ideatore del Metodo Flow
