Perché mi blocco sul ring anche se sono allenato?

Perché mi blocco sul ring anche se sono allenato? Perché il blocco non dipende dalla preparazione. Se in palestra reggi tutte le riprese, il fisico c’è. Sul ring cambia un’altra cosa: sei presente con il corpo e assente con la mente. La testa va al risultato, all’errore, al giudizio. E il corpo, senza guida, si ferma.
Forse ti riconosci in queste parole:
Mi alleno al meglio, con tenacia. Poi qualcosa va storto. In palestra colpi puliti, precisi, fiato da vendere. Sul ring colpi imprecisi e senza fiato fin dalle prime riprese. Come se tutto il lavoro fatto venisse cancellato.
Se conosci questa storia, seguimi. Ti spiego cosa succede.
Mi blocco sul ring: perché allenarsi di più non serve
Quando un atleta non rende in gara, come prova a risolvere? Si allena di più, con più impegno.
Non sa che così aumenta l’ansia da prestazione. Più lavoro metti, più cresce il peso di quello che hai da perdere.
Fermati un secondo e ragiona. Se in palestra hai il fiato per fare tutte le riprese, la tua preparazione è già buona. Questo è un dato, non una teoria. Te lo ripeto perché a molti sfugge.
Allora, se in gara il fiato non c’è, è perché sei poco allenato? O è perché la testa, in quel momento, non ti ha seguito?
La gara non cambia le tue capacità. Cambia il tuo stato.
Bloccarsi sul ring: ci sono passato anch’io
Faccio coaching da 20 anni, e questo schema l’ho visto ripetersi un numero enorme di volte. Se devo essere sincero, da agonista lo ripetevo anch’io.
In palestra un campione, sul ring un disastro. Riuscivo a dare a malapena la metà di quello che sapevo fare.
Ai miei atleti lo dico sempre. Allora avevo un fisico perfetto e una testa debole, piena di insicurezze, senza struttura. Oggi ho un fisico pieno di acciacchi e una mente centrata, solida.
Se avessi vent’anni e combattessi con la testa di adesso, mi allenerei meno e renderei molto di più. Perché sarei in equilibrio con me stesso.
I pensieri che ti bloccano in combattimento
Salire sul ring con la mente centrata è possibile. Ma devi sapere come si fa. E il primo passo è riconoscere i pensieri che ti frenano.
- E se sbaglio?
- E se resto senza fiato?
- E se deludo il mio maestro?
- E se faccio brutta figura?
- E se l’avversario è più forte?
Li conosci? Sono spazzatura. Ti rallentano, ti tolgono fiato, forza, precisione e lucidità.
Rompere questi schemi è come entrare dentro la guardia dell’avversario. Non ci riesci con la forza. Ti servono intelligenza e tecnica.
Perché sul ring non ci sei: presenza e assenza mentale
La presenza mentale è ciò che ti fa combattere al massimo.
In allenamento essere presenti è facile. Sono bravi tutti. La vera impresa è esserlo quando hai un match importante.
Se non sei presente, sei assente. Con il corpo sei sul ring. Con la mente sei al dopo, o al prima. Mai al presente.
E qui arriva il consiglio che tutti danno: “Concentrati”. È inutile. Se non hai mai dedicato un minuto a capire come si fa, come puoi riuscirci proprio lì, sotto pressione?
Quando sei assente e non capisci perché, cominciano i pensieri più pesanti. Metti in dubbio le tue capacità. Pensi di non avere la stoffa. Di non avere carattere. Giorno dopo giorno perdi forza.
Ho visto tanti talenti mollare così, solo perché non trovavano la chiave. E ricevo spesso messaggi di allenatori che hanno provato di tutto con un loro atleta e non sanno più cosa fare.
Nel video qui sotto approfondisco la psicologia del combattimento.
Come smettere di bloccarsi sul ring: allenare la mente
La mente va allenata come il corpo, se vuoi combattere sul ring come in palestra.
In palestra tiri bene perché usi una parte della mente diversa da quella che usi in gara. È quella automatica, istintiva. In gara la pressione te la chiude, e resti con la parte che ragiona, più lenta.
Invece, quando sbagli, cosa pensi? Di non avere abbastanza carattere o talento. È una convinzione falsa. E fa danni, perché ti costruisce un’immagine distorta di te e ti toglie fiducia.
Io ragiono così. Meglio allenarsi all’ottanta per cento e rendere l’ottanta, che allenarsi al cento e rendere la metà. Allenarsi meno vuol dire allenarsi con più qualità, mettendo al lavoro anche la mente e non solo il corpo.
Come fai condizionamento con il corpo, lo fai con la testa. Chi lavora in questo modo costruisce, nel tempo:
- più sicurezza e determinazione;
- una mente più lucida e presente;
- più precisione nei colpi;
- più fiducia in sé.
Il Metodo Flow per chi si blocca sul ring
Il lavoro che propongo si chiama Metodo Flow. Insegna ad attivare lo Stato di Flow a comando, attraverso respiro, inconscio e istinto.
- Riconosci cosa accade dentro di te quando sale la pressione: respiro, tensioni, pensieri, attenzione.
- Attiva lo stato in cui sei presente.
- Applica quello stato sul ring.
L’ho costruito in 20 anni di coaching, con 1.300 atleti seguiti. Se vuoi vedere gli errori più comuni, leggi anche i quattro motivi per cui un fighter allenato si blocca.
Il Metodo Flow è coaching, non psicoterapia.
A questo punto la scelta è tua. Puoi continuare a fare le stesse cose sperando in un risultato diverso. Oppure puoi cambiare strada. Se scegli la seconda, seguo i fighter da vicino con un lavoro su misura.
Scopri il coaching per fighter
Il primo passo è la sessione conoscitiva gratuita: capiamo insieme in quale momento ti blocchi, poi valutiamo se e quale percorso è adatto a te.
Emanuele Zanella
Ideatore del Metodo Flow
