Mi manca l’aria quando gioco a calcio: perché e cosa fare

Mi manca l'aria quando gioco a calcio: perché e cosa fare

Se ti manca l’aria quando giochi a calcio, e sei ben allenato, il problema spesso non è che hai poca aria. È che ne hai troppa dentro. Hai inspirato tanto e svuotato poco. In quel momento l’istinto ti dice di prenderne ancora. Io ti dico il contrario: butta fuori, fai spazio.

Una premessa. Parlo di atleti sani, sotto sforzo. Questo è coaching, non un parere medico: se l’aria ti manca in modo insolito, o anche a riposo, parlane con il tuo medico.

Mi manca l’aria in partita: il problema non è l’allenamento

Oliver Hutton correva per tutto il campo, per chilometri, sempre con fiato a volontà. Ma era un cartone animato.

Nella realtà vediamo calciatori con fiato da vendere in allenamento. E in partita senza fiato, con le gambe pesanti e la mente annebbiata.

Perché? Non perché siano allenati male. La preparazione atletica ha fatto passi da gigante. Il motivo, per quello che vedo con gli atleti che seguo, è che non sanno usare mente e respiro nel modo giusto quando la pressione sale.

In partita le tue capacità sono le stesse. Cambia lo stato. E pensieri e respiro lavorano sempre insieme.

Perché ti manca l’aria quando giochi a calcio

Quando giocavo nei pulcini mi dicevano che il corpo ha bisogno di tanto ossigeno. Quando facevo il pugile agonista mi dicevano la stessa cosa.

Sono cresciuto con questa convinzione. E come tutti, quando ero sotto sforzo e mi mancava l’aria, andavo a cercarne altra.

Detto così sembra ovvio. Manca l’aria, cerco aria. Ed è proprio qui che scatta il programma sbagliato.

Faccio questo mestiere da 20 anni. Capire questo concetto non è stato facile nemmeno per me. Il concetto è: quando hai la sensazione che l’aria manchi, devi buttarla fuori. Non aspirarla.

Il programma di sempre: sento che mi manca l’aria, quindi ne prendo ancora, perché il corpo la chiede.

Il programma che insegno: sento che mi manca l’aria, quindi butto fuori, perché in realtà sono troppo pieno.

Se ti senti un po’ spiazzato, è normale. Nel video lo spiego con calma.

La bottiglia piena: cosa succede quando cerchi aria

Il corpo è una macchina ben fatta. Ma perché funzioni bene bisogna rispettare alcune regole.

Se ti chiedessi di riempire una bottiglia già piena, mi diresti che è impossibile. E se ti chiedessi di far entrare aria in polmoni già pieni? È la stessa cosa.

Nessuno ci ha insegnato a svuotare i polmoni. Ci hanno sempre insegnato a riempire. E a riempire a caso, senza nessuna misura.

Ma se il corpo è una macchina precisa, perché il respiro dovrebbe andare a caso?

Quando corri seguendo il programma del “riempire”, invece di quello del “fare spazio”, rischi di prendere troppa aria. Ti senti pieno. E le gambe si appesantiscono.

I miei allievi, quando capiscono questo e cambiano abitudine, mi dicono che reggono di più. Perché smettono di riempirsi.

Un’avvertenza importante. Svuotare va bene. Svuotare a caso no: può darti una sensazione di vuoto e dei giramenti di testa. Va fatto con criterio.

L’errore di chi resta senza aria: allenarsi di più

Quante volte ti è successo? Fiato da vendere in allenamento. Senza fiato in partita.

Tutti conoscono questa situazione. E quasi tutti fanno lo stesso errore: puntano solo sull’allenamento.

Il ragionamento è questo. “Se ho poco fiato e rendo poco, è perché non mi alleno abbastanza.” E allora ci si allena di più, con più tenacia.

Il guaio è che così ti alleni per l’obiettivo sbagliato. Non ti alleni più per migliorarti. Ti alleni per non fare brutta figura in campo.

L’ansia da prestazione cresce. E nasce un circolo: più mi alleno, meno rendo. Quando succede, autostima e sicurezza vanno giù.

Ho raccontato un caso così in questo articolo: fiato corto nel calcio.

Cosa fare per non restare senza aria in campo

Se la tua preparazione atletica è buona, e il problema del fiato e della lucidità resta, devi cambiare strategia. Fare sempre le stesse cose e aspettarsi un risultato diverso non ha senso.

In pratica:

  • quando senti che l’aria manca, non aspirare a bocca aperta;
  • butta fuori, per fare spazio;
  • fallo con misura, senza svuotarti di colpo;
  • allena questo gesto in settimana, così in partita viene da solo.

Ai miei allievi faccio sempre una domanda: “Quanto ti costa perdere perché non c’eri con la testa?”. È una domanda fastidiosa. Ma rispondere ti fa capire quanto valgono i tuoi sacrifici.

Il respiro è la prima cosa che le emozioni toccano. Per questo i miei atleti, oltre a correre di più, hanno più lucidità. Giocano con più sicurezza e in modo più fluido. Senza allenarsi più del dovuto.

Entrare in campo con un metodo dà sicurezza. Entrare senza metodo dà insicurezza.

Dall’aria che manca allo Stato di Flow a comando

Cambiare il programma “manca l’aria, quindi ne prendo” è già un modo di cambiare stato. Smetti di reagire all’allarme. Scegli tu cosa fare.

Il Metodo Flow lavora su questo: attivare lo Stato di Flow a comando, attraverso respiro, inconscio e istinto. I passi sono tre:

  • Riconosci il momento in cui scatta la sensazione di aria che manca.
  • Attiva lo stato giusto: butta fuori, fai spazio, ritrova il ritmo.
  • Applica quello stato in partita, sotto pressione.

Dietro ci sono 20 anni di coaching e 1.300 atleti seguiti. Per chi gioca a calcio c’è una pagina dedicata: respirazione nel calcio.

Se in partita ti senti soffocare e vuoi capire come respirare, guarda come lavoro con i calciatori.

Scopri il percorso per calciatori

Oppure richiedi la sessione conoscitiva gratuita: compili il modulo, ti ricontatto e in una breve videochiamata capiamo insieme quale percorso è adatto a te.

Emanuele Zanella
Ideatore del Metodo Flow

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