Come soffrire meno in salita in bici: parti dalla testa

Per soffrire meno in salita in bici non devi partire dalle gambe. Devi partire dalla testa. Quando arriva la fatica, il primo a cedere è il morale. E se il morale è basso, i muscoli rendono meno. Il mezzo più diretto per agire sul morale mentre pedali è il respiro: attenzione sul respiro, non sulla fatica.
Non parlo di formule, di bici costose o di allenamenti da supereroe. Parlo di quello che vedo ogni giorno con gli atleti che seguo.
Perché in salita in bici soffri di più in certi giorni
Pensa a due giornate diverse.
Nella prima sei contento. Magari sei innamorato. Arrivi alla salita con la voglia di farla. Le gambe spingono. Passi gli altri e dentro sorridi. In una giornata così provi quasi piacere a fare fatica.
Nella seconda arrivi da una delusione. Una giornata storta, una brutta notizia, una storia finita male. Vedi la salita e non scatta la grinta. Scatta altro.
La testa perde lucidità. E partono i pensieri che conosci:
- “Ma chi me lo fa fare?”
- “Ma quando finisce?”
Stessa salita. Stesse gambe. Stessa bici. Risultato opposto.
Soffrire in salita: non sono le gambe, è lo stato
Ecco il punto. Quando incontri la fatica, il primo a subirne le conseguenze non è il corpo. È la mente, che manda ai muscoli il messaggio: “stiamo facendo fatica”.
Per questo, se il morale è basso, i muscoli non rendono. Non ti sei disallenato nella notte. È cambiato lo stato da cui affronti la salita.
L’evento è la strada che sale. Dentro cambia lo stato. Cambia la reazione: il respiro, la postura, i pensieri. E cambia la prestazione.
Perdi concentrazione e lucidità. Proprio le due cose che servono di più per reggere un impegno come una salita.
Il respiro collega testa e gambe quando la strada sale
Può sembrare strano, ma il tramite tra corpo e mente è la respirazione. È ancora una novità per molti, per questo se ne parla poco.
Secondo il Metodo Flow ogni respiro è legato a un’emozione. Quando sei contento respiri in un modo. Quando sei giù, in un altro. Non lo decidi tu. Succede.
La buona notizia è che la strada si può percorrere anche al contrario. Se cambi il respiro, cambi il messaggio che arriva al corpo. E un po’ alla volta cambia anche lo stato.
Il mio compito è questo. Valutare come la testa agisce sul corpo attraverso il respiro. E insegnare agli atleti come respirare durante lo sforzo.
Faccio questo mestiere da 20 anni. Ho seguito 1.300 atleti. Questo meccanismo l’ho visto in tutti.
Nel video trovi le spiegazioni sui processi mentali, emotivi e respiratori legati alla fatica.
Come soffrire meno in salita: attenzione al respiro, non alla fatica
Il processo è semplice da dire. Tieni l’attenzione sulla respirazione. Non sulla fatica. Non sulle distrazioni.
Quando arriva il pensiero “quando finisce?”, non discuterci. Torna al respiro. Senti l’aria che entra dal naso. Senti l’aria che esce.
Respirare nel modo giusto ti permette di salire con uno spirito diverso. Più deciso. Più presente. Perché agisci sulla testa e sul corpo nello stesso momento.
Gli atleti mi dicono che, così, il dolore e la fatica si sentono meno. Le gambe sono le stesse. È cambiato chi le guida.
All’inizio può sembrare impossibile. È solo questione di abituare mente e corpo a un ritmo nuovo. Dopo qualche mese viene in automatico.
Naso e bocca: un dettaglio che in salita pesa
Conosci già l’importanza di bere durante le uscite. C’è un aspetto meno noto: come respiri incide su quanto ti secchi.
Quando respiri solo con la bocca, a bocca aperta, la bocca si secca e la sete aumenta. In salita, sotto sforzo, lo senti ancora di più.
Si può migliorare. Usa naso e bocca insieme: inspira dal naso, espira dalla bocca. Il respiro diventa più ordinato. Il corpo resta più in equilibrio. E reggi lo sforzo con la testa più lucida.
È una modifica semplice. Nel ciclismo se ne parla ancora poco. Ed è normale essere scettici finché non la provi di persona. Ti chiedo solo questo: provala.
Se cerchi un elenco di cose pratiche da fare in salita, lo trovi qui: come affrontare le salite in bici.
Dalla salita in bici allo Stato di Flow a comando
La giornata in cui sali con il sorriso non deve dipendere da come ti sei svegliato. O da cosa ti è successo il giorno prima.
Il Metodo Flow nasce per questo: attivare lo Stato di Flow a comando, attraverso respiro, istinto e inconscio. I passi sono tre:
- Riconosci lo stato con cui arrivi ai piedi della salita.
- Attiva lo stato giusto con il respiro.
- Applica quello stato fino in cima, anche nella giornata storta.
Flow non vuol dire stare bene. Vuol dire saper funzionare quando conta, anche se la giornata non è delle migliori.
Per chi pedala ho raccolto tecniche e strategie nel Protocollo Flow: serve a costruire questo legame tra testa e gambe, in sella.
Se in salita ti accorgi che è la testa a mollare prima delle gambe, guarda come è fatto il percorso.
Oppure parliamone: richiedi la sessione conoscitiva gratuita. Compili il modulo, ti ricontatto e in una breve videochiamata capiamo insieme quale percorso è adatto a te.
Emanuele Zanella
Ideatore del Metodo Flow
