Cosa dire a un atleta prima della gara (e le frasi da evitare)

Cosa dire a un atleta prima della gara? Meno di quanto pensi, e mai al negativo. “Stai tranquillo”, “non pensarci”, “non devi sbagliare” sono frasi dette con affetto, ma spesso alzano la tensione invece di abbassarla. Funzionano meglio parole semplici, rivolte a quello che l’atleta vuole fare, dette con un tono che corrisponde a ciò che dici.
Scegliere le parole giuste non è solo un’arte. È una competenza che si impara. E vale anche per le parole che ti dici da solo.
Cosa non dire a un atleta in gara: le frasi che non arrivano
Quante volte le hai sentite, a bordo ring o a bordo campo?
- “Svegliati!”
- “Stai facendo schifo!”
- “Non mi ascolti!”
- “Tira fuori gli attributi!”
Eppure l’atleta non reagisce. Sembra diventato sordo. Tante parole, tante urla, e il risultato non cambia.
Spesso ci arrabbiamo perché l’altro non ci capisce. Ma ti sei mai chiesto se il problema sia il canale che stai usando?
Poi ci sono le frasi alla Rocky Balboa. Ancora oggi molti ci si aggrappano.
- “Sei tu il campione!”
- “Sei forte!”
- “Sei preparato!”
- “Sei una roccia!”
Nei film bastano. Nella realtà le cose sono più complesse.
Le parole che un atleta si dice prima della gara
Gli stessi principi valgono per quello che ti dici da solo. Lo vedo con gli atleti che seguo: prima di una gara il dialogo interno è pieno di frasi così.
- “Non posso perdere.”
- “Non voglio fare brutta figura.”
- “Non posso sbagliare.”
Sembrano frasi forti. Invece spingono verso l’errore. Il motivo è semplice: per negare una cosa, la mente deve prima immaginarla.
Fai una prova. Ti chiedo di NON pensare al tuo primo bacio. Fatto? Per non pensarci hai dovuto prima richiamarlo.
Con “non posso sbagliare” succede lo stesso. Per un attimo l’immagine che hai in testa è quella dell’errore. Siamo così abituati a voler evitare sbagli e sconfitte che, senza accorgercene, continuiamo a metterceli davanti agli occhi.
Cosa dire a un atleta prima di una gara: girare la frase
La correzione è spostare la frase da ciò che non vuoi a ciò che vuoi.
- “Voglio vincere.”
- “Voglio fare bella figura.”
- “Voglio fare bene.”
Oppure:
- “Posso vincere.”
- “Posso fare bene.”
Può sembrare banale. Ma il linguaggio crea stimoli e reazioni continue dentro di noi, e quelle reazioni cambiano l’atteggiamento con cui entri in gara.
C’è un secondo elemento: non conta solo cosa dici, conta come lo dici. Se provi a caricarti con una voce spenta, mandi alla mente un messaggio ambiguo. Parole positive, tono apatico. Così finisci per legare quelle parole alla stanchezza, e ti danneggi da solo.
Frasi da evitare con un atleta teso prima della gara
Le parole hanno un impatto forte sulla mente e, di conseguenza, sul corpo. La mente associa suoni e parole alle emozioni.
E le parole vengono ricevute da due parti diverse di noi. Una si occupa della logica. L’altra si occupa delle emozioni. Vanno trattate in modo diverso.
Per questo ci sono frasi che molti usano con le migliori intenzioni, quando qualcuno è in tensione, e che non aiutano.
- “Stai tranquillo, vedrai che andrà tutto bene.”
- “Ma dai, tu sei forte, non preoccuparti. Di cosa hai paura?”
- “Non pensarci.”
Se queste frasi fossero la soluzione, i risultati sarebbero solo vittorie. Non credi?
Ecco cosa succede davvero. La parte logica sente “stai tranquillo”. La parte emotiva continua a sentire la tensione. Le due cose non coincidono, e la tensione non si attenua. Anzi, continua a crescere, come se qualcuno la stesse alimentando senza accorgersene.
Un pugno fa male per qualche minuto. Una parola può lasciare il segno per una vita.
Come parlare a un atleta: ogni persona è diversa
Le frasi di incoraggiamento sono un’arma a doppio taglio. La comunicazione può dare carica, ma può anche toglierla.
La stessa frase, detta a due atleti diversi, produce due effetti opposti. Ogni persona è unica e va trattata in modo specifico. Se non conosci i meccanismi giusti, ti affidi alla fortuna. E poi ti ritrovi a farti la solita domanda: “Perché non funziona?”.
Riassumo le indicazioni pratiche.
- Togli la negazione. Di’ quello che vuoi, non quello che temi.
- Cura il tono. La voce deve dire la stessa cosa delle parole.
- Non cercare di calmare a parole. “Stai tranquillo” non ha mai tranquillizzato nessuno.
- Osserva la persona. Guarda cosa la accende e cosa la spegne, e regolati su quello.
Dalle parole allo stato dell’atleta
Dietro a tutto questo c’è un principio. Le parole non cambiano le capacità di un atleta. Cambiano il suo stato. E dallo stato dipende quello che riesce a esprimere in gara.
È il punto su cui lavoro da 20 anni, con 1.300 atleti seguiti. Il Metodo Flow insegna ad attivare lo Stato di Flow a comando, attraverso respiro, istinto e inconscio. Si procede in tre passi: riconosci cosa accade dentro di te quando la pressione sale, attiva lo stato giusto, applica quello stato in gara. Il linguaggio, quello degli altri e il tuo, fa parte del primo passo.
Se alleni o segui un atleta, leggi anche come incoraggiare un atleta senza spegnerlo.
Il Metodo Flow è coaching, non psicoterapia.
Gestire le emozioni non è un gioco: è un processo preciso, e l’effetto si vede quando sai come funziona. Nel percorso sulla mentalità vincente lo affronto passo per passo.
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Emanuele Zanella
Ideatore del Metodo Flow
