Come incoraggiare un atleta senza spegnerlo: a chi stai parlando

Come incoraggiare un atleta? Non con le frasi da bar dello sport. “Puoi farcela” e “credi in te stesso” parlano alla logica, mentre la difficoltà dell’atleta sta nella parte emotiva. Per incoraggiarlo davvero devi capire a quale parte della sua mente stai parlando, rompere lo schema in cui è chiuso e portarlo in uno stato emotivo nuovo.
Spronare un atleta vuol dire stimolare la mente e le emozioni nel modo giusto, perché si rialzi e torni a dare il massimo. Vuol dire trovare le parole giuste al momento giusto. Tutto bellissimo. Ma se fosse facile, lo farebbe chiunque.
Come incoraggiare un atleta senza spegnerlo
Ancora oggi molti usano le classiche frasi da bar dello sport, convinti di fare il bene della persona.
L’intenzione è la migliore. Ma non è detto che funzioni. Anzi: può creare una reazione contraria e indebolire la parte emotiva dell’atleta, abbassando la sua autostima.
Incoraggiare è essenziale. Ma non è una cosa che ti inventi al mattino. Servono competenze reali.
Te lo dico in modo diretto, perché vedo atleti tutti i giorni. Le frasi come “puoi farcela, devi credere in te stesso” non servono a niente.
Perché? Perché una frase di incoraggiamento che non produce effetto irrita una delle due menti: quella logica o quella inconscia. E un atleta irritato non è un atleta più carico.
Nel video qui sotto ne parlo a lungo, rispondendo alle domande del pubblico.
Cosa dire a un atleta in difficoltà: perché “devi reagire” non funziona
A tutti capita il momento duro. E ogni persona lo vive a modo suo.
In quel momento una parola sbagliata può togliere forza e abbassare l’autostima a una velocità impressionante.
Succede perché la mente dice una cosa, la pancia e il cuore ne dicono un’altra. È come parlare a tre persone che parlano tre lingue diverse.
Quante volte hai sentito “devi reagire, devi credere in te stesso”? Ha funzionato?
Nei miei training lo chiedo sempre. La risposta che ricevo è: no.
Come spronare un atleta: rompere lo schema
Per incoraggiare un atleta devi saper fare due cose.
- Rompere lo schema mentale in cui si trova.
- Stimolare le emozioni giuste, per portarlo in uno stato nuovo.
Ti faccio un esempio. Un atleta è convinto di non farcela perché l’avversario è più forte. “Non c’è niente da fare”, pensa.
Se gli dici “ma no, sei forte anche tu”, stai discutendo con la sua convinzione. E la convinzione vince, perché lui la sente vera.
Devi invece spezzare quello schema e indurre uno stato emotivo diverso. È da lì, non dal ragionamento, che cambia quello che riesce a fare.
C’è una cosa che pochi sanno. Milton Erickson, ipnotista, lavorava con un linguaggio indiretto, dentro la normale conversazione. Ecco: una comunicazione di quel tipo avviene di continuo, tra maestro e allievo. Solo che spesso viene fatta in modo che toglie forza invece di darla.
Tieni a mente questo principio. Funziona solo quello che funziona. Non quello che pensiamo debba funzionare.
Hai un potere enorme nelle mani, ogni volta che parli a un atleta. Usalo bene.
Incoraggiare un atleta: a quale mente stai parlando
La mente ha due parti: quella conscia e quella inconscia. Insieme sono la centralina che fa funzionare il motore.
- La mente razionale è il ragionamento logico, il pensiero, le azioni volontarie.
- La mente inconscia è fatta di azioni automatiche, pensieri automatici, istinti, sogni, creatività.
La stessa parola ha un effetto diverso su ogni persona. E ha un effetto diverso su ciascuna delle due parti.
Immagina due gemelli siamesi con gusti opposti. A uno piace il dolce, all’altro il salato. Se porti in tavola un piatto solo, uno dei due resta scontento.
Se vuoi dare a un atleta una spinta forte, devi sapere a chi stai parlando in quel preciso momento.
Cosa significa, in pratica? Che per vincere non basta convincere la testa. Bisogna saper stimolare la parte profonda, perché è da lì che arriva la carica emotiva.
Dall’incoraggiamento allo stato dell’atleta
Guarda bene cosa c’è sotto a tutto questo. Le parole non cambiano le capacità di un atleta. Cambiano il suo stato. E dallo stato dipende quello che riesce a esprimere in gara.
Ci sono passato. Ero l’atleta che in palestra rendeva a mille e sul ring si bloccava. Di frasi di incoraggiamento ne ho ricevute tante. Non mi hanno mai sbloccato.
Per questo il mio lavoro non parte dalle frasi. Parte dallo stato. Il Metodo Flow insegna ad attivare lo Stato di Flow a comando, attraverso respiro, inconscio e istinto.
- Riconosci cosa accade dentro l’atleta quando la pressione sale: respiro, tensioni, pensieri, attenzione.
- Attiva lo stato giusto, con il respiro, i codici dell’inconscio e l’accesso all’istinto.
- Applica quello stato in gara.
L’obiettivo finale è che sia l’atleta a trovare dentro di sé la spinta, senza dipendere dalle parole di qualcun altro. È il lavoro che faccio da 20 anni, con 1.300 atleti seguiti.
Se vuoi l’elenco delle frasi da evitare e di come girarle, leggi cosa dire a un atleta prima della gara.
Il Metodo Flow è coaching, non psicoterapia.
Se alleni o segui un atleta
Sempre più atleti e allenatori hanno capito che il lavoro sulla mente va seguito da vicino, con le tecniche che servono e nient’altro. Nel percorso sulla mentalità vincente trovi come lavorano le due menti e come si costruisce un assetto mentale solido.
Scopri il percorso sulla mentalità vincente
Preferisci parlarne di persona? C’è la sessione conoscitiva gratuita: capiamo insieme in quali momenti l’atleta si spegne, poi valutiamo se e quale percorso è adatto.
Emanuele Zanella
Ideatore del Metodo Flow
