Fiato in allenamento ma non in gara: perché succede sul ring

Perché hai fiato in allenamento ma non in gara? Perché il fiato non ti tradisce per mancanza di preparazione. Ti tradisce per la tensione. Sul ring le emozioni cambiano il tuo modo di respirare prima ancora che tu tiri il primo colpo. Allenarti di più, in questo caso, non serve. Devi andare alla fonte.
Lo vedo di continuo con gli atleti che seguo. Non esistono fighter allenati male. Eppure tanti hanno fiato da vendere in palestra e restano senza sul ring.
Fiato in palestra ma non sul ring: non sei poco allenato
Saltare la corda, correre, fare scatti. Sono lavori che allenano bene il corpo. Ma non ti insegnano a gestire il fiato durante un combattimento vero.
Se bastassero, tutti i pugili avrebbero fiato fino all’ultima ripresa. Non è così.
Ragiona un secondo. Se in palestra reggi tutte le riprese, la preparazione c’è. È un dato, non un’opinione. Quindi, se in gara il fiato sparisce, la causa non è nei polmoni e non è nelle gambe.
L’errore che ho fatto io: allenarmi di più
Quando combattevo avevo proprio questo problema. In palestra rendevo a mille, sul ring mi spegnevo già dalle prime riprese.
Cosa facevo? Mi allenavo più duramente. Speravo che con più lavoro sarebbe arrivato anche più fiato.
Era l’errore peggiore. Più mi allenavo, più cresceva l’ansia da prestazione, perché ogni ora in più aumentava il peso di quello che avevo da perdere. È come avere il serbatoio bucato e portarsi dietro più taniche. Arrivi un po’ più lontano, poi ti fermi lo stesso.
Se ti succede, non darti colpe. Non sei un fallito e non ti manca il carattere. Fermati e cerca la causa vera. Anche questo è proteggere la tua mente: smettere di attaccarti da solo.
Perché in gara resti senza fiato: il respiro segue le emozioni
Durante un combattimento provi emozioni forti: paura, agitazione, eccitazione. È normale. Il punto è cosa fanno al tuo respiro.
Il respiro è la prima cosa che le emozioni alterano. E lo fanno in automatico, prima che tu agisca.
Il solo pensiero di fare un’azione modifica la tua respirazione.
Rileggi questa frase, perché è importante. In base a quello che pensi, respiri. Se pensi “e se resto senza fiato?”, il respiro si è già accorciato.
Da qui nasce tutto il resto: braccia e gambe pesanti, colpi lenti, mente annebbiata, fatica a respirare. Non è il fisico che cede. È lo stato che è cambiato. Fuori succede qualcosa, dentro cambia lo stato, e dallo stato dipende quello che riesci a esprimere.
Dopo 20 anni di questo lavoro mi basta ascoltare come respira un fighter per capire come combatte. Pregi e difetti si sentono nel respiro.
In questo video, tratto da uno dei miei training sul Metodo Flow, vedi come lavoro sulla respirazione durante il combattimento.
Due errori di respirazione da evitare sul ring
Una respirazione disordinata porta tensione e perdita di lucidità. E ci sono due abitudini che vedo ancora oggi in tanti pugili.
- I respiri profondi forzati all’angolo. Si fanno per recuperare più in fretta. Nella mia esperienza ottengono l’effetto opposto: ti riempi troppo e il respiro si blocca invece di sciogliersi.
- Respirare con la bocca. Di solito te lo hanno consigliato perché “il corpo ha bisogno di tanto ossigeno”. È un respiro affannoso, e l’affanno alimenta la tensione.
Già togliendo queste due abitudini molti atleti notano una differenza.
Ma non fermarti qui. La respirazione è una disciplina applicata, come la preparazione atletica. Per tirare un pugno efficace serve tecnica. Per respirare mentre combatti, anche. Non ci si improvvisa.
Come avere fiato in gara come in allenamento
Se cerchi in rete trovi quasi solo tecniche di respirazione da fermo. Seduto, a occhi chiusi, in una stanza tranquilla. Sul ring non sei fermo e non c’è niente di tranquillo.
Per questo ho codificato un metodo pensato per il combattimento. Ho analizzato le sequenze, i movimenti, quello che succede alle emozioni in ogni fase. Il respiro segue codici emotivi precisi: cambiando il respiro, cambi lo stato.
È il principio del Metodo Flow: attivare lo Stato di Flow a comando, attraverso respiro, istinto e inconscio. I passi sono tre.
- Riconosci quando e come cambia il tuo respiro sotto pressione.
- Attiva lo stato giusto, partendo proprio dal respiro.
- Applica quello stato sul ring, dentro il movimento.
L’ho portato nelle palestre di tutta Italia: 20 anni di coaching, 1.300 atleti seguiti. Se vuoi capire meglio cosa succede al respiro quando sale la tensione, leggi anche perché un pugile allenato ha il fiato corto.
Quanto ti costa restare senza fiato in gara
Ricapitolo. Primo: evita i respiri profondi forzati e il respiro con la bocca. Secondo: allenati bene, ma impara anche a gestire la mente e le emozioni mentre combatti.
Poi fatti una domanda scomoda. Quanto ti costa regalare un incontro perché sei rimasto senza fiato? Risponderti con sincerità ti rimette con i piedi per terra.
Se vuoi lavorarci, il percorso che ho preparato per chi combatte parte proprio da qui: respiro, stato, presenza sul ring.
Preferisci parlarne prima? Prenota la sessione conoscitiva gratuita: capiamo insieme dove perdi il fiato e perché, poi valutiamo se e quale percorso è adatto a te.
Emanuele Zanella
Ideatore del Metodo Flow
