Archetipi del guerriero: tenerezza, ferocia e giocosità sul ring

Quali sono gli archetipi del guerriero? Nel mio lavoro ne uso tre: la tenerezza, la ferocia e la giocosità. Sono tre forze che ogni fighter ha dentro. Prese una alla volta ti sbilanciano. Tenute in equilibrio ti permettono di combattere presente, sciolto e determinato. È lo stesso equilibrio che in palestra trovi senza pensarci, e che in gara perdi.
A tutti piace l’idea di essere un guerriero. Dimostrare forza, determinazione, farsi rispettare. Non per spaventare gli altri: per avere una presenza che si sente.
Gli archetipi del guerriero e il controllo: perché in gara ti irrigidisci
La chiave è smettere di voler controllare tutto.
Il modo migliore per avere il controllo è perdere il controllo. Sembra una frase strana. Ti spiego.
In palestra, quando fai uno sparring fatto bene, sei già nel Flow. Perché? Perché non ci pensi. Non hai aspettative. Combatti per combattere. Se sbagli, correggi e vai avanti. Non hai ansia: ti importa solo di fare quello che c’è da fare.
In un match vero cambia tutto. Cominci a pensare troppo. Vuoi controllare ogni cosa. Ti irrigidisci, sprechi forze, e ti riempi di pensieri che ti limitano.
Lo conosco bene. Ero l’atleta che in palestra rendeva a mille e sul ring si bloccava. Le capacità erano le stesse. Cambiava lo stato da cui combattevo.
Nel Flow non pensi: agisci. Sei così immerso in quello che fai che perdi il senso del tempo. I tre archetipi del guerriero servono ad arrivarci più facilmente, sul ring e nella vita di tutti i giorni.
Primo archetipo del guerriero: la tenerezza
Può sembrare la parola meno adatta a un ring. Invece è la base.
La tenerezza è la forza della calma e dell’empatia. È ciò che ti permette di toccare e di essere toccato, in tutti i sensi. Calma la rabbia. Ti fa ritrovare l’equilibrio quando succede qualcosa che non avevi previsto.
In combattimento ti serve per smorzare la frustrazione e restare lucido, anche dopo un colpo preso o una ripresa andata male.
Attenzione, però. La tenerezza non deve diventare un freno. Da sola ti rende morbido dove dovresti essere deciso. Va bilanciata con la seconda forza.
Secondo archetipo: la ferocia del guerriero
La ferocia è una spinta potente. E ha due facce.
- La ferocia negativa è aggressività. Ti fa partire a testa bassa, ti porta a sbagliare e a sprecare.
- La ferocia positiva è determinazione, forza di reazione, coraggio.
Per affrontare qualsiasi compito importante ti servono una determinazione feroce e una concentrazione profonda. Senza, non si va lontano.
Come si passa dalla prima faccia alla seconda? Con la tenerezza. È lei che calma la ferocia e la incanala in modo costruttivo. Le due forze, da sole, sono due modi di perdere. Insieme, sono un fighter completo.
Terzo archetipo: la giocosità del guerriero
La vita è una cosa seria. Ma non va presa troppo sul serio.
La giocosità è la forza del divertimento e della creatività. Ti fa guardare le cose da un’altra prospettiva. Ti fa inventare. Ti fa ridere, e ridere scioglie: ti evita di consumarti in tensioni inutili.
Pensa di nuovo allo sparring fatto bene. C’è sempre un po’ di gioco.
Anche qui serve misura. Se esageri diventi un pagliaccio, e perdi di vista le altre due qualità. Usata con abilità, la giocosità ti dà serenità e apertura mentale nel mezzo del combattimento.
Dai tre archetipi del guerriero allo Stato di Flow
Quando le tre forze sono in equilibrio, entrare nel Flow è più facile.
Nel Flow non hai pensieri che ti frenano. Sei azione, senza interferenze. Daniel Goleman, nel suo lavoro sull’intelligenza emotiva, descrive il flusso come il punto più alto nell’uso delle emozioni al servizio di ciò che stai facendo.
In quello stato la mente è lucida e il respiro è fluido. I gesti si susseguono secondo una logica interna, come se non fosse il pensiero cosciente a guidarli. La mente razionale lascia spazio all’intuito.
A chi combatte viene chiesto spesso uno stato mentale chiamato “no-mente”. Vuol dire smettere di rimuginare e lasciare da parte i pensieri lenti e ripetitivi. La ragione è pratica. La mente razionale gestisce poche informazioni alla volta. La parte profonda ne gestisce molte di più, e più in fretta.
A questo punto devi decidere: vale la pena tenere tutto sotto controllo, o conviene lasciarti andare?
Come usare gli archetipi del guerriero in combattimento
Nei miei allenamenti di gruppo e nel coaching accompagno gli atleti verso questo stato. Li vedo combattere al massimo delle loro abilità tecniche e tattiche, guidati dall’intuito. E li vedo divertirsi.
Non succede per caso. Il Metodo Flow insegna ad attivare lo Stato di Flow a comando, attraverso respiro, inconscio e istinto. I passi sono tre.
- Riconosci cosa accade dentro di te quando sale la pressione, e quale delle tre forze prende il sopravvento.
- Attiva lo stato in cui tenerezza, ferocia e giocosità stanno in equilibrio.
- Applica quello stato sul ring.
È un lavoro che porto avanti da 20 anni, con 1.300 atleti seguiti. Per tenere quell’equilibrio serve anche disciplina: ne parlo nell’articolo sulla disciplina mentale nello sport da combattimento.
Molti non sanno usare queste tre forze nella vita di tutti i giorni. E l’ambiente intorno a noi spesso non aiuta. Ma imparare a gestirle fa risparmiare molta fatica, sul ring e fuori. Lavorare sull’assetto mentale può fare la differenza tra vincere e perdere.
Il Metodo Flow è coaching, non psicoterapia, e non promette risultati certi.
Nel percorso che ho preparato per chi combatte trovi il lavoro completo sull’assetto mentale del fighter.
Preferisci un lavoro diretto con me? Si parte dalla sessione conoscitiva gratuita: capiamo insieme dove perdi l’equilibrio, poi valutiamo se e quale percorso è adatto a te.
Emanuele Zanella
Ideatore del Metodo Flow
