Fame d’aria in bici: perché ti senti senza aria e cosa fare

Fame d'aria in bici: perché ti senti senza aria e cosa fare

La fame d’aria in bici è la sensazione che l’aria non basti mai. Nella mia esperienza con gli atleti, sotto sforzo spesso non è aria che manca: è che sei già pieno. Hai inspirato troppo e svuotato poco. La via d’uscita non è prendere più aria. È fare spazio, cioè espirare meglio.

Una premessa necessaria. Parlo di ciclisti sani, sotto sforzo. Questo è coaching, non un parere medico: se ti manca il respiro a riposo o in modo insolito, parlane con il tuo medico.

Fame d’aria in bici: l’errore in cui ho creduto per anni

Per buona parte della mia vita sportiva ho creduto a una cosa. Se mi mancava il fiato, era perché respiravo poco. O peggio, perché ero poco allenato.

Fin da bambino, e poi negli anni del pugilato, mi ripetevano la stessa frase: “Respira profondamente. Fai respiri profondi”. E io obbedivo.

Mi allenavo sei giorni su sette. In palestra avevo fiato da vendere. Poi arrivava la gara. Le emozioni mi tradivano e il respiro spariva. E cosa mi dicevano? “Devi allenarti di più, Lele!”

Così mi allenavo ancora di più. Spendevo in integratori. Facevo respiri profondi per recuperare. Non cambiava niente.

Ci ho messo anni a capirlo. Il problema non era la quantità di allenamento. E non era la quantità di aria.

Perché ti senti senza aria: la bottiglia piena

Cosa vuol dire, in pratica, respirare profondamente? Vuol dire inspirare con forza, spingere il diaframma al limite, e poi svuotare.

Ora fermati un attimo. Se stai facendo uno sforzo intenso, stai già respirando tanto. I polmoni sono già quasi pieni.

Immagina una bottiglia d’acqua quasi colma. Prova a versarne ancora. Devi spingere, fare pressione. E ne entra pochissima.

Con il respiro succede qualcosa di simile. Stai cercando di far entrare aria dove non c’è spazio. Tutto il corpo fa uno sforzo in più per ottenere quasi niente. Tanto lavoro, poca resa.

E la sensazione che ne ricavi qual è? Che l’aria non basti. Così ne cerchi ancora. E ti riempi ancora di più.

La fame d’aria è anche uno stato: cosa cambia in gara

Torno alla mia storia, perché spiega il punto. In allenamento avevo fiato. In gara no. Il mio corpo era lo stesso. I miei polmoni erano gli stessi.

Era cambiato lo stato. La gara portava tensione. La tensione cambiava il respiro: più corto, più affannoso, tutto in entrata. E quel respiro mi dava la sensazione di soffocare.

Lo vedo oggi con i ciclisti che seguo. La strada sale, il gruppo tira, scatta la paura di restare senza fiato. È quella paura che ti fa aspirare aria a bocca aperta. Non ti mancano le capacità. È lo stato da cui provi a esprimerle che è cambiato.

Per questo dico che allenarsi di più, da solo, non risolve. Se il problema è lo stato, più chilometri non lo toccano.

Cosa fare quando hai fame d’aria: svuota il vaso

Per respirare meglio devi imparare a fare spazio nella bottiglia. Devi svuotarla.

Quando c’è spazio, l’acqua entra da sola, senza spingere. I polmoni si comportano allo stesso modo. Se hai espirato bene, l’aria nuova entra in modo fluido.

La regola che do agli atleti è questa: prima di riempire un vaso, devi svuotarlo.

In pratica:

  • quando senti che l’aria manca, non aspirare con più forza;
  • porta l’attenzione sull’espirazione;
  • butta fuori, e lascia che l’inspirazione venga da sé.

Ogni movimento, dentro e fuori, deve essere fluido. Senza strappi. È così che rendi di più sprecando meno.

C’è un secondo errore legato a questo: il respiro profondo usato per recuperare. Ne parlo qui: come recuperare fiato in bici.

Un respiro per ogni obiettivo: come un pilota cambia marcia

Fare spazio è il principio. Poi c’è il come. E il come dipende da cosa ti serve in quel momento.

Un pilota di rally non usa una marcia sola. Un ciclista non dovrebbe usare un respiro solo. Con gli atleti lavoro su tecniche diverse in base all’obiettivo:

  1. svuotarti quando ti senti pieno;
  2. calmare il respiro quando si fa a scatti;
  3. prepararti prima di uno sforzo intenso;
  4. riprenderti dopo una salita dura;
  5. recuperare in fretta prima dello sprint successivo;
  6. tenere un ritmo alto a lungo;
  7. alleggerire le gambe quando si induriscono.

Quando queste tecniche diventano tue, cambia il modo in cui affronti lo sforzo. E cambia la fiducia. Gli atleti mi dicono che la paura di restare senza fiato si riduce molto, perché sanno cosa fare quando arriva.

Dalla fame d’aria allo Stato di Flow a comando

Da pugile non avevo questi strumenti. Li ho cercati dopo, e sono diventati il mio lavoro. Se fossi stato il campione che sognavo, non mi sarei mai messo in discussione.

Il Metodo Flow nasce da lì: attivare lo Stato di Flow a comando, attraverso respiro, istinto e inconscio. In tre passi:

  • Riconosci il momento in cui scatta la sensazione di aria che manca.
  • Attiva lo stato giusto: svuota, fai spazio, ritrova il ritmo.
  • Applica quello stato in gara, quando la pressione sale.

Ci lavoro da 20 anni di coaching, con 1.300 atleti seguiti. Per chi pedala, il percorso è il Protocollo Flow, pensato per la respirazione in sella.

Se la sensazione di soffocare ti rovina le uscite e le gare, guarda come è fatto il percorso.

Scopri il Protocollo Flow

Oppure richiedi la sessione conoscitiva gratuita: compili il modulo, ti ricontatto e in una breve videochiamata capiamo insieme quale percorso è adatto a te.

Emanuele Zanella
Ideatore del Metodo Flow

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4 Commenti

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