Ansia da prestazione negli sport da combattimento: 4 errori

Come si affronta l’ansia da prestazione negli sport da combattimento? Prima di tutto smettendo di nasconderla. L’ansia che ti prende prima di un match non è una debolezza: è uno stato, e su uno stato si può lavorare. Quello che la peggiora sono quattro errori molto comuni: ignorare la mente, vergognarsi, allenare il corpo da solo e giudicarsi.
Hai mai visto un atleta ben allenato combattere male? In palestra un campione, sul ring irriconoscibile. È frustrante da guardare, e lo è ancora di più da vivere. Io l’ho vissuto: in palestra rendevo a mille e sul ring mi bloccavo.
C’è chi pensa che siano sciocchezze, e che basti il “sangue, sudore e lacrime” di Rocky Balboa. Se fosse così, saremmo tutti campioni.
Primo errore: allenare solo il corpo e ignorare l’ansia da prestazione
L’allenamento mentale conta quanto quello fisico. Non puoi allenare il corpo e lasciare indietro la mente.
Gestire le emozioni durante un combattimento, tenere a bada i pensieri, restare lucido: sono competenze. E come tutte le competenze si imparano.
Ignorarle è il primo errore. Se quando rendi poco in gara rispondi sempre e solo con più lavoro fisico, stai cercando la soluzione nel posto sbagliato. La gara non cambia le tue capacità. Cambia il tuo stato.
Qui sotto trovi un video che ho preparato su questo tema.
Secondo errore: vergognarsi dell’ansia prima di combattere
Molti fighter soffrono di ansia da prestazione. Ma una vecchia mentalità li porta a vergognarsene. Non ne parlano. Fanno finta di niente. E senza saperlo peggiorano la situazione.
Ti faccio una domanda. Se hai una contrattura muscolare, ti vergogni? No. La dici al maestro e la fai trattare.
Con le emozioni deve essere lo stesso. Supera la vergogna di provarle. Altrimenti diventano il tuo peggior incubo, proprio perché lavorano di nascosto.
Nel mio lavoro di coaching osservo con attenzione i comportamenti e le emozioni dell’atleta. Ammettere di avere un blocco è il primo passo. Ma non basta. Devi capire nel dettaglio cosa succede. Analizza con cura tre cose:
- i tuoi pensieri;
- le tue emozioni;
- le tue azioni.
Solo così impari a restare lucido durante un combattimento.
Terzo errore: tenere separati mente e corpo
Allenamento mentale e allenamento fisico si completano. Non puoi lavorare su uno solo e aspettarti il massimo.
Quando impari a metterli insieme, mente e corpo spingono nella stessa direzione. È lì che riesci a dare tutto quello che hai.
C’è un’indicazione pratica che do sempre: non essere rigido nei tuoi schemi mentali. Una mente rigida si spezza al primo imprevisto. Rendila elastica, capace di adattarsi ai cambi improvvisi. Sul ring e nella vita.
Gli schemi mentali sono modelli di pensiero e di comportamento. Guidano quello che fai sul ring senza che tu te ne accorga. Lavorarci ti aiuta a riconoscere i pensieri che ti sostengono e quelli che ti frenano.
Quarto errore: giudicarsi, e alimentare l’ansia da gara
Il Flow è lo stato in cui sei immerso del tutto nel combattimento. Non ci sono interferenze. Ti muovi con naturalezza e fluidità.
Per arrivarci devi imparare a fidarti di te e delle tue abilità. E devi smettere di giudicarti.
Se ti giudichi, i pensieri appesantiscono la mente. La mente pesante rende pesanti i colpi. E la prestazione peggiora. Non ascoltare la voce interiore che ti critica: liberati di quella interferenza.
Perché le frasi da film non calmano l’ansia da prestazione
Ogni persona è unica. Per questo le frasi prese da Rocky Balboa, o quelle che trovi in rete, non bastano.
Abbiamo una mente razionale e una mente inconscia. Elaborano le informazioni in modi completamente diversi. Se pensi di caricare la seconda parlando alla prima, preparati a una delusione.
Ricorda: se fosse facile, saremmo tutti campioni.
Quindi lascia stare le frasi a effetto e cerca quello che dà forza a te. Stimolare l’inconscio può essere semplice, se lo fai nel modo giusto. Se lo fai nel modo sbagliato, ti blocca.
Dall’ansia da prestazione sul ring allo Stato di Flow
Riassumo. Per combattere come sai devi mettere insieme mente e corpo, gestire le emozioni, tenere i pensieri al loro posto e restare lucido.
È il lavoro del Metodo Flow, che insegna ad attivare lo Stato di Flow a comando, attraverso respiro, inconscio e istinto.
- Riconosci cosa accade dentro di te quando sale la pressione: respiro, tensioni, pensieri, attenzione.
- Attiva lo stato giusto, invece di aspettare che l’ansia passi da sola.
- Applica quello stato sul ring.
Il Flow non è assenza di emozioni. È libertà dalle emozioni che ti governano. In 20 anni di coaching ho seguito 1.300 atleti, e ho costruito programmi specifici per chi combatte.
Se vuoi capire meglio come funziona l’ansia prima di una gara, in qualsiasi sport, leggi l’articolo sull’ansia da prestazione sportiva.
Una precisazione necessaria: parlo dell’ansia legata alla gara. Il Metodo Flow è coaching, non psicoterapia. Se l’ansia ti accompagna anche fuori dallo sport, il riferimento è uno psicologo, uno psicoterapeuta o il tuo medico.
Allenare la mente di un fighter non è un gioco. Bisogna conoscere i processi mentali, il corpo e le regole del ring. Ora chiediti se vuoi alzare l’asticella o restare dove sei, sperando in un cambiamento che non arriva.
Scopri il coaching per fighter
Il primo passo è la sessione conoscitiva gratuita: capiamo insieme come e quando cambia il tuo stato, poi valutiamo se e quale percorso è adatto a te.
Emanuele Zanella
Ideatore del Metodo Flow
