Tensione nello spogliatoio: perché arrivi sul ring già stanco

Perché la tensione nello spogliatoio ti fa salire sul ring già stanco? Perché un corpo teso consuma anche da fermo. I muscoli si contraggono, il respiro si fa corto e veloce, la testa gira a vuoto. Quando ti chiamano hai già speso una parte di quello che avevi. Non si risolve dicendosi di stare calmi: la tensione va scaricata con il movimento e con il respiro.
È una cosa che succede in molti sport. Negli sport da combattimento, dove l’attesa è lunga e la pressione è alta, la vedo quasi a ogni gara.
Tensione nello spogliatoio: cosa succede al corpo e alla mente
La tensione si presenta come ansia, preoccupazione, nervosismo. E tocca tutto.
- Il corpo. I muscoli si irrigidiscono e perdi scioltezza nei movimenti. Il respiro diventa rapido e superficiale. Il corpo si prepara a una situazione di lotta o di fuga e resta in allerta. Questo stato consuma moltissimo.
- La mente. Cala la concentrazione, la chiarezza, la capacità di decidere in fretta. Puoi diventare iper-vigile oppure distratto. Arrivano i pensieri negativi, l’autocritica, i dubbi sulle tue capacità.
- Le emozioni. Ansia, paura, frustrazione. Possono sopraffarti e toglierti la calma. A volte creano anche attrito con il maestro, proprio nel momento in cui dovreste essere una cosa sola.
C’è poi un effetto di gruppo. In uno spogliatoio le emozioni si passano da una persona all’altra molto in fretta. Basta un compagno agitato per caricare l’aria di tutti.
L’effetto cambia da atleta ad atleta. Ma il meccanismo è lo stesso: è come una macchina in folle con il piede sull’acceleratore. Sei fermo, e intanto bruci benzina.
Perché ti senti stanco e senza forze prima di combattere
Ti sei mai chiesto perché un atleta allenato si sente svuotato ancora prima di cominciare?
La risposta sta nel respiro. È la prima cosa che le emozioni alterano. Se sei teso respiri male, corto, a scatti. E quando il respiro è alterato, tutto il resto ne risente: i muscoli, la lucidità, la voglia.
Ci sono passato. In palestra rendevo a mille. Il giorno della gara, nello spogliatoio, ero già a metà. Non mi mancava la preparazione. Era cambiato il mio stato, e con lui quello che riuscivo a dare.
Nel video qui sotto trovi alcune indicazioni utili.
Le domande sbagliate nello spogliatoio prima del match
Come si prova di solito a gestire la tensione nello spogliatoio? Con domande come queste.
- “Sei tranquillo?”
- “Perché ti agiti?”
- “Come stai?”
Sono fatte con buone intenzioni. Ma non aiutano. Riportano l’attenzione dell’atleta proprio su quello che sente, e rinforzano lo stato in cui si trova invece di smontarlo.
La regola è semplice: evita le domande che non portano da nessuna parte. Se non hai un obiettivo preciso, meglio il silenzio.
Quando comincia la tensione pre-gara: non nello spogliatoio
Ogni persona è diversa. Ma spesso il logoramento non parte il giorno del match. Parte già nei primi giorni della settimana.
I segnali sono tre: nervosismo, una stanchezza eccessiva oppure, al contrario, un eccesso di agitazione.
Dentro di noi lavorano due spinte. Una ci attiva e ci mette in allerta. L’altra ci fa recuperare e riposare. Per rendere al meglio ti serve l’equilibrio tra le due.
Se prevale la prima, arrivi sul ring agitato e ti sfinisci nelle prime riprese. Se prevale la seconda, sei troppo calmo e ti svegli quando è già tutto finito.
Il Flow non è calma. È lucidità nel caos. Non ti serve spegnere la tensione: ti serve che non decida lei al posto tuo.
Come sciogliere la tensione nello spogliatoio: due indicazioni
Ti lascio due cose pratiche, da provare alla prossima gara.
- Muoviti: corda o corsa. Salta la corda per almeno dieci minuti, oppure corri. Un corpo fermo accumula tensione. Un corpo in movimento la scarica. Non vuol dire togliere il riscaldamento ai colpitori: vuol dire aggiungere un lavoro continuo, senza interruzioni.
- Ascolta il respiro e non trattenerlo. Porta l’attenzione su come stai respirando. Ti aiuta a restare su di te e a evitare i blocchi del respiro, che arrivano senza che tu te ne accorga.
Sono un primo passo. Non risolvono tutto, ma ti fanno vedere che sulla tensione puoi mettere mano.
Dalla tensione prima del match allo Stato di Flow
Negli sport da combattimento l’ambiente è carico di pressione e di aspettative. Capire e gestire quello che ti succede dentro conta ancora di più.
Il Metodo Flow nasce da qui. Insegna ad attivare lo Stato di Flow a comando, attraverso respiro, inconscio e istinto.
- Riconosci cosa accade dentro di te nell’attesa: il respiro, le tensioni, i pensieri.
- Attiva lo stato giusto, senza aspettare che la tensione passi da sola.
- Applica quello stato quando esci dallo spogliatoio e sali sul ring.
È il lavoro di 20 anni di coaching, con 1.300 atleti seguiti. Se vuoi un esercizio di respiro da usare nell’attesa, leggi come respirare prima di salire sul ring.
Il Metodo Flow è coaching, non psicoterapia. Se l’ansia ti accompagna anche lontano dalle gare, parlane con un professionista.
Guardare cosa fanno gli altri atleti può darti qualche spunto. Ma la tensione ha una forma diversa in ognuno. Nel percorso che ho preparato per chi combatte lavoriamo sulla tua.
Vuoi un lavoro seguito da vicino? Prenota la sessione conoscitiva gratuita: capiamo insieme quando comincia la tua tensione, poi valutiamo se e quale percorso è adatto a te.
Emanuele Zanella
Ideatore del Metodo Flow
